SPORE | OPEN CALL residenza formativa 2025

Anime della mia anima, per rinascere da questi detriti che vediamo attorno e che abbiamo dentro, vi invitiamo a partecipare e a chiederci a chi essere grati per ciò che siamo, osservarci come anime della mia anima, perché siamo anime interconnesse oltre che corpi da macello, siamo anche vita e l’amore è l’atto più politico che ci guida verso il futuro – Wissal Houbabi

Torna per il secondo anno consecutivo la residenza formativa di SPORE, la rassegna interdisciplinare sulla cultura diasporica giunta alla terza stagione.

La residenza formativa di questa edizione si svolgerà da mercoledì 17 a venerdì 19 settembre nelle seguenti fasce orarie: mattino dalle 10,00 alle 13,00 / pomeriggio dalle 14,30 alle 18,00. Nelle giornate di sabato 20 e domenica 21 settembre la residenza formativa diventerà rassegna artistica e la rassegna artistica sarà anche residenza formativa.

Le selezioni per la residenza si sono chiuse il 7 agosto 2025.

Per informazioni scrivi a cecilia.colombo@kilowatt.bo.it

L’edizione 2025 vuole onorare le parole con cui ci ha lasciate Khaled Nabhan, un gazawi, un resistente, un uomo, un nonno, con una forza d’animo che vorremmo provare a cogliere e proporre. Essere quindi «anime della mia anima» è un modo, qui, per ricordarci che valore ha il senso della comunità e quanto è vitale per la nostra sopravvivenza. Essere anime della mia anima è un invito chiedersi come si declina il noi, cosa significa essere anime, come ci possiamo sinceramente incontrare.

Chi condurrà le giornate residenziali

Rituali ed esercizi per una fuga d’amore dal quadro con Marie Moise e Murphy Tomadin

La storia ci ha fornito un solo sfondo su cui muoverci ed amare come figure di schiavi e padroni, ma fuori dal quadro un’altra cornice può prendere forma. Esiste una relazione nella quale l’incontro fa parte della relazione stessa? Se sì allora 1+1=3. Una giornata di pratiche di disapprendimento decoloniale per fare spazio ad un rito di comunità, che possa essere un seme per ridiscutere e formulare domande su come stiamo in relazione tra noi.


Marie Moïse è docente alla John Cabot University di Roma. Italo-haitiana, si occupa di razzismo e colonialismo da una prospettiva femminista decoloniale, conducendo progetti di ricerca, divulgazione culturale e workshop. È co-autrice di EmpowerED: un toolkit per contrastare le discriminazioni nelle scuole secondarie (Capovolte 2024) e traduttrice di “Donne, razza e classe” di Angela Davis (2018).

Murphy Tomadin è uno psicologo e psicoterapeuta ad orientamento sistemico socio-costruzionista. Lavora all’Università di Bologna e in ambito clinico si occupa principalmente di persone con background migratorio. Fa parte del collettivo fucina, ha partecipato al progetto CHAMPS per combattere i comportamenti discriminatori nei confronti delle persone afrodiscendenti in Italia e continua a sperimentare su modalità di incontro e di cura il più possibile interdisciplinari e collettive.

DAHIR E BATIN a cura di Amal Oursana

Come si incontrano due energie senza frammentarsi? Quali forme di connessione diventano possibili quando si riconoscono e si armonizzano energie diverse, senza metterle in competizione – il visibile e l’invisibile, il giorno e la notte, l’acqua e il fuoco? Attraverso la lettura, la scrittura, la meditazione e il movimento, la giornata esplora il senso della relazione nella via sufi come cammino spirituale: un percorso che passa per la liberazione dall’ego e il riconoscimento del valore sacro della differenza, per poter coltivare benessere relazionale in una società basata sulla separazione. Al centro, l’ascolto: di sé, dell’altro, del confine tra ciò che si manifesta (Dahir) e ciò che resta celato (Batin). L’incontro non come compensazione della mancanza, ma come possibilità di armonia tra presenze integre, capaci di attraversare le proprie paure, dialogare con la propria fanciullezza interiore e lasciare aperta la porta del cuore.

Un lavoro sulla relazione come accettazione: non per salvarsi dall’altro, non per controllare e manipolare, non per fingere di non avere paura di amare, ma per evolvere insieme – dal controllo alla presenza, dallo schema azione-reazione alla coscienza armonica

Amal Oursana: Nata in Francia da genitori marocchini, Amal Oursana trascorre l’infanzia in Marocco e in adolescenza si trasferisce a vivere in Italia con la famiglia. Si dedica allo studio dell’arte medica diventando medico e agopuntrice impegnata nella ricerca olistica attraverso il sufismo e il taoismo che unisce nella sua disciplina medica e spirituale. Nel corso degli anni mantiene un rapporto vitale con la scrittura in diverse forme, tra cui poesia e racconti. Nel 2023, con il racconto Fatna e Rahhal, ha vinto il Premio Speciale Giuria Popolare della XVIII edizione del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre.

Cosa intendiamo davvero quando parliamo di amore? Quali parole sentiamo mancare nel nostro vocabolario emotivo e sentimentale? Quali strumenti possiamo inventare per navigare relazioni segnate dal controllo statale e dall’asimmetria?

Una giornata laboratoriale sull’amore come esperienza linguistica, corporea e politica, prima di transitare nella rassegna artistica di SPORE, aperta a tutti i pubblici dal 19 al 21 settembre.

Con Stefania Artusi Khalfi, attraverso gesti, parole ed esercizi dei corpi nello spazio, esploreremo come l’amore si muove tra lingue, codici e confini, per immaginare linguaggi comuni che proteggano la vulnerabilità e riaffermino la possibilità di scegliere come amare.

Proseguiremo con Noura Tafeche in un esperimento di onomaturgia, coniando nuove parole sull’amore: attraverso esercizi di poiesi collettiva cercheremo forme più precise, concilianti e soddisfacenti per vivere e raccontare i nostri affetti, facendo del neologismo uno strumento di chiarificazione emotiva e negoziazione del reale.

Noura Tafeche: Noura Tafeche è un’artista visiva, ricercatrice indipendente e onomaturga. Si è laureata in Nuove Tecnologie per l’Arte presso l’Accademia di Brera, con un particolare focus sul campo del net.art e dell’intrattenimento radicale. Il suo percorso artistico pratica spazia tra installazioni, metodologie d’archivio, laboratori sperimentali, video, creazione di neologismi e disegno in miniatura. La sua ricerca esplora la cultura visiva e i suoi intrecci tecno-politici, con particolare attenzione al militarismo digitale, all’estetica online, alle iper-nicchie di internet e alla cultura dei meme. È inoltre impegnata nella sperimentazione linguistica e nell’articolazione visiva degli immaginari contemporanei.
Ha esposto, tenuto conferenze e condotto laboratori presso Fotomuseum (Winterthur), Aksioma (Ljubljana), transmediale (Berlino), Disruption Network Lab (Berlino), Aarhus Kunsthal (Aarhus), Design Museum (Helsinki), Foto Colectania (Barcellona), Tainan Art Museum (Tainan), Tomorrow Maybe (Hong Kong), Triennale Milano (Milano), Almanac Inn (Torino), John Cabot University (Roma), Dutch Art Institute (Arnhem), Institute of Network Cultures (Amsterdam), Centro Rappresentativo dell’Unione Europea (Al Quds, Palestina).

Stefania Artusi Khalfi, nota anche come Gio Peres, è un’artista visiva e ricercatrice. Attualmente è dottoranda in Arti Visive presso il Centre for Research and Education in Arts and Media dell’University of Westminster, a Londra (Regno Unito). Si è laureata in Arti Visive presso la UdK – Universität der Künste di Berlino nel 2020. Artista multidisciplinare con un forte focus sul film, la sua pratica indaga temi legati all’identità e al genere, concentrandosi in particolare sulle tensioni cicliche tra violenza, identità e appartenenza. La sua ricerca si focalizza sull’area del Mediterraneo, esaminando identità porose e gli spazi liminali che esse abitano. 


La residenza formativa si svolgerà in un flusso che si contaminerà con la rassegna artistica di spore (III edizione), aperta a tutti i pubblici dal 19 al 21 Settembre.

Per informazioni scrivi a cecilia.colombo@kilowatt.bo.it

Cosa faremo e perché

Se «amare ed essere amati dalle anime e dalla terra, sono le armi più preziose, pericolose e meravigliose che possiamo mettere in campo» (Wissal Houbabi), la residenza formativa sarà dedicata a disintossicare l’amore dalle sue radici tossiche: quelle imposte dal paradigma coloniale, patriarcale e razzista che struttura ancora oggi il modo in cui ci relazioniamo. Partendo dalla relazione servo/padrone come matrice affettiva della relazione oppressiva, ci chiederemo come liberare il desiderio, il corpo e l’immaginario dalle logiche di possesso e dominio.

Durante la residenza formativa, alterneremo momenti teorici a pratiche corporee e performative per allenarci a riconoscere quello che oggi chiamiamo amore tossico per costruire relazioni che vadano oltre le gabbie imposte dalla razza:

Ci vogliono almeno 300 ripetizioni della stessa azione per fare in modo che il corpo la assuma. E ci vogliono 3000 ripetizioni di quella stessa azione per fare in modo che il corpo la metta in pratica in maniera automatica. Quindi che cosa possiamo esercitare collettivamente per cominciare ad assumerla corporalmente e fino a farla diventare un automatismo del nostro modo di stare in relazione?» – (Marie Moïse, SPORE 2024)

Per informazioni scrivi a cecilia.colombo@kilowatt.bo.it


Un progetto di KILOWATT

Edizione 2025

Direttrice artistica Wissal Houbabi

Co-curatela Samanta Musarò, Cecilia Colombo

Residenza formativa curata con Marie Moïse

Produzione Rebecca Veri

Comunicazione Elena Giuntoli

Artwork e immagine coordinata Mohamed Amine Maanan

Impaginazione grafica Sabrina Gatto

Con il contributo di: Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna – Regione Emilia Romagna PNRR 2022 del Ministero dell’Università e della Ricerca (Italia) 

La rassegna è finanziata nell’ambito del progetto SPORE. Percorsi di tenerezza radicale del progetto PROMOZIONE DI UN’EDUCAZIONE INCLUSIVA, EQUA E DI QUALITÀ IN MAROCCO, del progetto INCLUSIONE ECONOMICA E SOCIALE DEI NEET IN TUNISIA e nell’ambito di WE-PROPOSE Processes, policies and networks in support of women’s returnees to Tunisia and Morocco un progetto di ricerca promosso dall’ Università LUMSA, in partenariato con Università di Catania e Università di Bologna. 

Partner: CEFA, Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna, Biblioteca Amilcar Cabral – Settore Biblioteche e Welfare culturale, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Housatonic, Cospe, Coop Re-esistente

In collaborazione con: Capovolte Edizioni Giovani Palestinesi d’Italia (Bologna)

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