La decisione del VI Municipio di Roma (a guida centrodestra) di aprire uno sportello per uomini maltrattati (senza la n, avete letto bene!) ha scatenato un discreto putiferio a diverse latitudini. La senatrice del PD Valeria Valente (ex presidente della commissione femminicidio della precedente legislatura) è stata sommersa sui social da una campagna d’odio per aver definito l’iniziativa
un attacco a tutto l’impegno che viene portato avanti per sconfiggere la cultura patriarcale che è la matrice della violenza maschile sulle donne. Un attacco ai centri antiviolenza e alle operatrici che, quotidianamente e fra mille difficoltà, si impegnano a sostegno delle vittime. Un attacco soprattutto alle donne. Tutte.
Tante le voci di donne, del mondo politico e non, che hanno sostenuto le posizioni della Valente, a partire dall’assessora romana alle Pari Opportunità Monica Lucarelli, ma non sono mancate neanche le donne che hanno sentito di dover dare man forte al progetto, come l’assessora romana Chiara Del Guerra (centrodestra) che ha tenuto a chiarire come «la violenza di genere riguardi tanto la violenza degli uomini contro le donne, quanto quella delle donne contro gli uomini.»
E gli uomini cosa dicono? Hanno voce in capitolo? Cosa ne pensano, al di fuori delle tentazioni di vittimismo e auto-commiserazione?
Parlare della violenza che gli uomini possono subire ci porta per forza a fare un salto nel buco nero della manosfera con relative derive Incel – rese note, recentemente, dalla serie Adolescence (per più riferimenti su manosfera e incel, abbiamo aggiunto qualche consiglio alla fine di questa newsletter).
Crediamo, da uomini, che sia importante poter parlare anche della violenza subita dagli uomini, ma chiarendo un paio di punti fondamentali:
- «Condannare tutte le violenze» non vuol dire confonderle e non distinguerne le cause. Parliamo di violenza di genere non perché c’è una persona di un genere che fa violenza a una persona di un altro genere. Se una donna, una persona omosessuale o trans, viene investita da un’auto o uccisa durante una rapina non si tratta di femminicidio o di violenza omo/transfobica. Parliamo di violenza di genere in base al sistema di potere, alle dinamiche, alle relazioni che hanno generato quella violenza.
- Ogni violenza conta ma non tutte le violenze rinviano a un sistema sociale che è nostra responsabilità cambiare.
- Esiste una violenza che rende le donne vittime di omicidio, di stupro, insicure nelle strade, subordinate ai propri compagni, solo in quanto appartenenti al genere femminile? Esiste una violenza che stigmatizza ed emargina le persone omosessuali o trans per via dei loro orientamenti sessuali o della loro identità di genere? Ecco, questa è violenza di genere! Se poi decidiamo di chiamarla pizza alla caprese o pianeta XR21 liber* di farlo, basta esserne consapevoli. Per chi vuole andarseli a cercare i dati sono tanti e inequivocabili.
- Gli uomini che subiscono violenza esistono eccome, (e la subiscono quasi esclusivamente da parte di altri uomini), ma gli uomini non subiscono violenza per il fatto di essere uomini. Questo è un fatto che rende impossibile parlare di violenza di genere in questi casi. Anche qui basta andarsi a leggere qualche dato sui reati commessi in Italia e scoprirete facilmente a quale genere appartengono autori e vittime della stragrande maggioranza dei fatti violenti di questo maledettissimo bel paese!
E quindi, tornando alla domanda: è possibile per gli uomini parlare della violenza che subiscono gli uomini?
Pensiamo proprio di sì, ma solo a partire da un lavoro primario di riconoscimento e messa in discussione dei propri privilegi, di decostruzione e autodeterminazione e soggettivazione in salsa squisitamente femminista (quel famoso personale che è politico, tanto per intenderci). Come scrive il nostro Stefano Ciccone, in un articolo uscito di recente sulla rivista Sociologia «la violenza maschile contro le donne è frutto di un ordine radicato e pervasivo, il suo contrasto non può prescindere dall’agire un conflitto nella società.»
E noi nella Scuola e nel Festival che si svolgeranno a Bologna dal 22 al 26 ottobre 2025 di questo conflitto vogliamo riappropriarci, vogliamo entrarci e significarlo coi nostri corpi e con le nostre pratiche, partendo da una specificità maschile che vuole interrogare la complessità, evitando le scorciatoie, per stare dentro la crisi che questo conflitto ci consegna e provare a costruire insieme nuove prospettive da cui guardare a un maschile nuovo, non violento, consapevole, anti-patriarcale, femminista e quindi libertario.
La seconda edizione di Maschile Plurale Fest, il festival su questioni di genere e nuovi modelli di maschilità, sempre in dialogo con i femminismi, si terrà alle Serre dal 22 al 26 ottobre 2025.
